Cos'è l'abbigliamento naturale biologico
Le fibre utilizzate per produrre gli abiti sono di due tipi: naturali e artificiali.
Ma anche le fibre naturali subiscono moltissimi trattamenti chimici di sintesi e vengono miscelate con fibre artificiali.
Il circuito dell'abbigliamento “Naturale” propone abiti che siano prodotti a partire da fibre animali o vegetali non trattate con prodotti chimici dannosi per l'uomo o per l'ambiente.
Quando questo processo viene certificato da organismi di controllo e certificazione si parla di “Tessile Biologico”.
Per la fase agricola vengono adottati gli stessi criteri dell'agricoltura biologica in campo alimentare, quindi Reg. UE 2092/91 e successive integrazioni.
Ma chi definisce gli standard per la trasformazione? Sono organizzazioni private, generalmente associazioni, che raggruppano i produttori che decidono di seguire un determinato metodo produttivo e di comunicarlo al consumatore utilizzando un “marchio commerciale”.
L'IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Movements), fondata nel 1972 per supportare e promuovere l'agricoltura biologica, attraverso la creazione di standard e politiche internazionali, a beneficio degli agricoltori, lavoratori, rivenditori e consumatori, e promuovere la giustizia sociale, nel 1998 ha pubblicato gli Standard per il Tessile Biologico (Organic Textile Standards) per creare una base comune ai diversi disciplinari da utilizzare sui mercati internazionali.
Gli standard per il tessile biologico più equilibrati dal punto di vista ambientale e sociale hanno in comune due aspetti essenziali:
- Un più basso impatto ecologico durante il processo di crescita e trasformazione delle fibre naturali in tessuti e oggetti. Tutte le fibre naturali devono essere state coltivate e certificate “da agricoltura biologica”. Al momento l'uso di alcuni supplementi chimici durante le fasi di trasformazione è talvolta ammesso (come ad esempio coloranti a basso impatto ambientale, o l'elastane per gli elastici), ma è ridotto al minimo ed utilizzando sostanze sostenibili per minimizzare l'impatto sulle persone e sull'ambiente.
- Linee guida di Commercio Equo (Fair Trade) che rispettino e promuovano un positivo impatto per tutti i coltivatori e i lavoratori coinvolti nella intera catena produttiva, fino al prodotto venduto. La realtà è che alcune organizzazioni non hanno ancora introdotto criteri di Fair Trade nei propri standard, ma la pressione internazionale è volta in questa direzione.
I criteri distintivi chiave del tessuto biologico approvati dall'"International Working Group on Global Organic Textile Standard" sono:
- Un sistema di etichettatura in cui si specifica il 95% o più del 70% di fibra contenuta è biologica certificata prodotta conformemente al Reg. UE 2092/91
- Tutti gli input utilizzati rispondono a requisiti di atossicità e biodegradabilità
- Non sono stati utilizzati sbiancanti a base di cloro
- Non sono utilizzate sostanze tossiche, metalli pesanti, formaldeide, OGM
- Nel processo di tintura e stampa non sono state utilizzate sostanze contenenti metalli pesanti quali nichel, cromo, rame, cobalto
- Sono state utilizzate politiche ambientali (riciclaggio, risparmio energetico, ecc.) nei siti di produzione
- Sono rispettati i diritti dei lavoratori (basati sull'ILO)
- Doppio sistema di certificazione che consiste nella ispezione dei siti di produzione e sui test di residui sul prodotto finito
In genere i diversi standard prevedono che tutti i detergenti, sgrassanti e saponi siano biodegradabili. Tutte le sostanze usate nel processo manifatturiero devono assicurare la sostenibilità ambientale e non essere cancerogeni, mutageni, teratogeni, tossici o di disturbo al sistema endocrino. Cere sintetiche possono per alcuni standard essere usate in filatura, ma devono essere idrosolubili e prive di alchil-fenol-etoxilati. Qualsiasi accessorio non biologico, come bottoni, cerniere lampo, filo elastico deve essere sulla lista degli accessori approvati e non contenere nichel. I più elevati standard europei prevedono solo trattamenti meccanici e la totale assenza di prodotti chimici di sintesi.
In linea di massima le etichette prevedono le seguenti diciture:
- “100% Biologico” (o “100% Organic” se la dicitura è in inglese). Tutti i componenti sono biologici certificati, ivi incluso il filo per cucire, e sono seguiti tutti i criteri di trasformazione degli standard
- “Biologico” (o “Organic” se la dicitura è in inglese). Almeno il 95% (in Peso) delle fibre di origine agricola sono biologiche certificate e sono seguiti tutti i criteri di trasformazione degli standard. Il rimanente 5% può essere costituito da fibre non-biologiche o sintetiche (se non è reperibile sul mercato un equivalente biologico) purché non presenti nella lista delle fibre tossiche non consentite.
- “Fatto con fibra biologica (specificando quale fibra)”. Almeno il 70% (in peso) del capo è stato prodotto con fibre cresciute biologicamente
I produttori seguono gli standard del biologico tessile su base “volontaria”, ma è obbligatorio che si sottopongano ai controlli per poter utilizzare ciascun marchio di garanzia.
Testi tratti da “Fibre di Libertà” dell'ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione in Agricoltura della Regione Toscana), scritto da Giuditta Blandini e Paola Migliorini e presentato a Terra Futura, Maggio 2008 a Firenze. (SCARICA PDF) |